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Greenpeace chiede che l'agricoltura diventi più rispettosa dell'ambiente


Una nota dolente del rapporto agricoltura/ambiente è che la prima risulta essere parecchio inquinante, tanto da essere considerata una delle magigori fonti di emissione di gas serra. Lo evidenzia il rapporto di Greenpeace “Cool farming: Climate impacts of agriculture and mitigation potential”, che sottolinea quanto sia imminente la necessità di modificare le attività agricole se vogliono davvero dare un contributo chiave a contrastare il cambiamento climatico).
Secondo il rapporto di Greenpeace «Il contributo totale del settore agricolo globale al cambiamento climatico, compresa la deforestazione per i terreni agricoli ed altri cambiamenti nella destinazione dei suoli, è stimata essere tra gli 8,5 e i 16,5 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio equivalente o tra il 17 e il 32% di tutti i gas serra di origine umana». Il maggior responsabile è l’uso eccessivo di fertilizzanti che producono 2,11 miliardi delle tonnellate di CO2 emesse annualmente dal settore agricolo mondiale. L’eccesso di concimi ha come risultato anche l’emissioni di protossido di azoto (N2O), che ha un impatto sul cambiamento climatico circa 300 volte più forte di quello della CO2. Il rapporto non evidenzia solo lo stato ma fornisce anche delle soluzioni: gli agricoltori devono essere incoraggiati ad usare meno concimi e con più precisione, e deve essere data loro assistenza per convertirsi ad un sistema di allevamento moderno ed ecologico; protezione del suolo; miglioramento della produzione di riso; forte diminuzione della domanda di carne, in particolare nei Paesi sviluppati che con i loro alti livelli di consumo contribuiscono non poco alle disfunzioni ed agli impatti ambientali dell’agricoltura intensiva.

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