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Sulla via francigena alla scoperta della natura e del benessere

Ritornare alla lentezza. Camminare con calma, con passo elastico e agile. Assaporare il paesaggio e guardare oltre l'orizzonte. Quante volte abbiamo desiderato un dilatarsi del tempo che potesse meglio metterci in contatto diretto con la natura. E forse nel calpestare il suolo, nel contatto con la terra riusciamo a trovare anche un po' noi stessi. E allora, quando navigando in rete mi imbatto in certe iniziative, che sebbene commerciali, sono pur sempre etiche, bè! mi scappa la segnalazione. Ho scoperto che un'associazione "La boscaglia" organizza per Pasqua un pellegrinaggio sulla via francigena. Ovviamente a piedi. Ora, non è una questione di essere cattolici o meno. Ma mistici e spirituali si. Per affrontare con le proprie gambe il cammino che nell'antichità era chiamato peregrinationes maiores: Roma, Santiago, Gerusalemme. Questi erano i tre grandi pellegrinaggi medioevali. La prima e più famosa descrizione di questo itinerario è di Sigerico, arcivescovo di Canterbury, che nel 990 arrivò a Roma.
L'ultimo grande ostacolo naturale che sbarrava il passo ai viaggiatori era l'Appennino. Ed è proprio il tratto appenninico che si svolge la camminata della via francigena, da Fidenza a Sarzana, dal cuore dell'Emilia alla Lunigiana. Il percorso parte dal bellissimo duomo romanico di Fidenza dove si ammira la piccola scultura del pellegrino che è diventato il simbolo dell'itinerario europeo, per risalire la collina parmense e il suo dolce paesaggio, tra castelli e vigneti. Si attraversa il Parco Fluviale del Fiume Taro, la Pieve di Bardone, da cui il nome longobardo di questo itinerario "Via di Monte Bardone" citato da Paolo Diacono e i borghi medioevali di Cassio e di Berceto, sino al Passo della Cisa. Dai boschi di querce, carpini e castagni si passa all'avvolgente faggeta appenninica, in cui si resta immersi fino a Pontremoli, la Puntremel di Sigerico, che conserva le misteriose statue stele. La discesa tra Liguria e Toscana è accompagnata da ulivi e cipressi, il paesaggio ritorna ad addolcirsi e il pellegrino potrà sostare ad ammirare la Pieve di Sorano e l'abbazia di San Caprasio, il borgo-castello di Bibola e la Pieve di Sant'Andrea a Sarzana. Dove possibile si è cercato di recuperare il tracciato originario, ma a volte si è scelto di deviare dal percorso storico in favore di sentieri e strade meno trafficate. Ovviamente non si tratta di un viaggio punitivo. Tutt'altro. Si dorme in agriturismo e a tavola ci si tratta più che bene con le specialità locali.
Vi segnalo, infine, il blog dell'associazione camminarelento dove è possibile reperire le esperienze degli altri viaggiatori e magari lasciare le proprie impressioni.
Foto: Flickr

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