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Cina, bloccata fornitura di prosciutti di Parma

Centinaia di prosciutti italiani destinati ad arricchire le tavole dei ristoratori in Cina sono stati bloccati alle dogane con pretestuose motivazioni amministrative nonostante le prime negoziazioni commerciali per superare gli ostacoli burocratici all'arrivo nel piatto dei consumatori cinesi di uno dei prodotti piu' rappresentativi del Made in Italy alimentare risalgano al 2003 e sembravano aver avuto una svolta positiva nell'estate del 2007 con un accordo tra Italia e Cina.

La notizia è stata diffusa da Coldiretti. Secondo le stime degli operatori il mercato cinese potrebbe assorbire nell'immediato prosciutti italiani per un valore attorno ai 20 - 30 milioni di Euro destinati però a moltiplicarsi su livelli estremamente elevati di fatturato, ma lo stop ingiustificato dei prosciutti italiani alle frontiere raffredda gli entusiasmi generati dai ripetuti annunci dei viaggi diplomatici ed evidenzia la necessità di rivedere i rapporti commerciali tra i due Paesi.

Le difficoltà di esportazione nel paese asiatico riguardano infatti anche altri importanti prodotti italiani come l'ortofrutta fresca, in particolare mele e kiwi, ostacolati dal mancato superamento degli ostacoli di carattere burocratico, sanitario ed amministrativo, che hanno sino ad ora impedito le spedizioni.

Un paradosso, nonostante le molteplici missioni effettuate, se si considera - spiega Coldiretti - che la Cina esporta quantità sempre crescenti di prodotti ortofrutticoli verso l'Unione europea e l'Italia (mele, aglio, concentrato di pomodoro, castagne, funghi, legumi, semilavorati di ortofrutta).

2 commenti:

zen34 ha detto...

Questo stillicidio verso la nostra salute deve finire!Non passa giorno che vengano scoperti interi stoccaggi di merce avariata o scaduta proveniente dalla Cina e ci fanno problemi ad esportare le nostre merci di qualita'!

paodam ha detto...

È ora di fare appello al dovere della ragione per sensibilizzare le coscienze su quanto sta accadendo.
Mi riferisco alle Olimpiadi, evento che rappresenta un inno alla vita, un’esperienza di unione, condivisione e confronto, un’occasione per esprimere - nei modi e nelle forme più svariate delle diverse discipline - la meraviglia, l’armonia, la bellezza, la gioia, lo sforzo.
La Cina ha ottenuto di autocelebrarsi attraverso le Olimpiadi decretandone così, automaticamente, la morte. Gli intenti dei governanti cinesi sono chiari: utilizzare le Olimpiadi come strumento per presentarsi di fronte al mondo come una potenza anche sportiva, in grado di occupare il primo posto sia nel medagliere olimpico, sia nel campo economico, militare, politico.
Ma come è possibile coniugare lo spirito Olimpico, veicolo di leale confronto nel reciproco rispetto, con i costi umani pagati dalla popolazione cinese a causa delle imposizioni del governo?
Anche in campo sportivo milioni di bambini sono sottoposti ad una quotidiana spietata competizione per poter essere selezionati nelle squadre olimpiche.
Milioni di bambini sono costretti a passare l’infanzia ingabbiati in ferrei programmi e crudeli metodi di allenamento allo scopo di produrre atleti–robot da impiegare nei Giochi.
Come non indignarsi nei confronti di chi, come i governanti cinesi, si vanta della crescita e dello sviluppo del Paese quando quest’ultimo è fondato proprio sullo sfruttamento della popolazione in nome dalla quale si dice di governare? Com’è possibile per chi dimostra disprezzo per la vita degli altri, nega i diritti fondamentali ai propri cittadini, sostiene regimi sanguinari come quello birmano in nome degli affari e dell’affinità ideologica ospitare le Olimpiadi?
È proprio il caso di dire: “Ma a che gioco stiamo giocando”? È un imbroglio, una mistificazione, un orrore. Mi appello alle coscienze affinché si sottraggano a questo inganno.
Spiriti liberi fatevi sentire. Potete essere determinanti, fate valere le ragioni della vita.
La ringrazio per lo spazio offertomi e se ha voglia di visitare il mio blog ne sarei onorato
Un abbraccio
http://unmadeinchina.wordpress.com