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Cara spesa, ma quanto mi costi!


Modifiche sostanziali al menù, quattro su dieci "in modo drastico" e richiesta del 37 per cento del campione considerato di un intervento pubblico per calmierare i costi. Questi i primi dati emersi dall'indagine Coldiretti-Swg “Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”. Sotto accusa i rincari eccessivi applicati dai commercianti e dalle catene di distribuzione (37 per cento) mentre sono del tutto scagionati gli agricoltori. Il 29 per cento ritiene che occorra favorire direttamente gli acquisti dagli agricoltori e solo il 6 per cento considera come soluzione la concentrazione della distribuzione commerciale con la riduzione dei piccoli negozi a favore degli ipermercati. Per gli italiani la spesa alimentare è la seconda voce dopo le spese per l'affitto o il mutuo e prende il 19 per cento della spesa mensile totale delle famiglie, per un valore che è salito a 467 euro al mese destinati all’acquisto di carne (106 euro), frutta e ortaggi (84 euro), pane e pasta (79 euro) e latte, uova e formaggi (64 euro). E dai dati emerge che complessivamente la spesa è rimasta invariata. Ma allora come fanno gli italiani a far quadrare i conti? Si sono ridotte le quantità por dell'1,5 per cento :calano i consumi di pane (- 7,4 per cento), pasta di semola (-7,4 per cento), latte fresco (- 2,6 per cento), vino (- 7,9 per cento), carne bovina (- 4,1 per cento) mentre aumentano la carne di pollo (+ 7,5 per cento) e le uova (+ 6,4 per cento), secondo le elaborazioni su dati Ismea Ac Nielsen nei primi otto mesi del 2007. Secondo un studio della Coldiretti dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 euro (51 per cento), va al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all'industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese agricole. Questo significa chiaramente che i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola con una tendenza che tende ad accentuarsi nel tempo. Come ovviare a questo problema? Favorendo ad esempio la presenza di prodotti locali negli scaffali dei negozi, ma anche promuovendo la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli in azienda o nei mercati nelle città, con i cosiddetti farmers market.

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